DELLA INFANTICIDA MARIA FARRAR
(Bertold Brecht)
Maria Farrar, nata in aprile,
senza segni particolari, minorenne, rachitica, orfana,
a sentir lei, incensurata,
stando alla cronaca, ha ucciso un bambino
nel modo che segue:
afferma che, incinta di due mesi,
nella cantina di una donna, ha tentato
di abortire con due iniezioni,
dolorose, dice lei, ma senza risultato.
“Ma voi, di grazia, non vogliate sdegnarvi:
ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”.
Tuttavia, lei dice, il prezzo stabilito
lo ha pagato subito, si è legata stretta,
ha bevuto la polvere di pepe nello spirito,
ma quello di una purga, non altro, fu l’effetto.
Le si gonfiava il ventre a vista d’occhio,
allora, lavando le stoviglie, aveva assai sofferto.
Lei stessa, così dice, era cresciuta ancora.
Molto aveva sperato pregando la Madonna.
“Ma voi, di grazia, non vogliate sdegnarvi:
ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”.
Ma, così pareva, era inutile pregare.
Si pretendeva troppo. E quando fu più grossa,
le venne il capogiro durante il mattutino.
Sudò più di una volta
ed anche per l’angoscia, ai piedi dell’altare.
Ma lei tenne segreta la sua condizione
fino a quando la colsero le doglie del parto.
Ci era riuscita: nessuno credeva
che fosse caduta in tentazione,
lei, così sgraziata.
“E voi di grazia, non vogliate sdegnarvi:
ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”.
In questo giorno, dice, alla mattina presto
sente una fitta, lavando le scale,
come di spilli nel ventre. Un brivido la scuote.
Ma pure le riesce di nascondere il suo male.
E tutto il giorno, stendendo i suoi panni,
si rompe la testa, poi le viene in mente
che doveva partorire, ed improvvisamente
sente una stretta al cuore. In casa, torna tardi.
“Ma voi, di grazia, non vogliate sdegnarvi:
ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”.
La si chiamò ancora, mentre era coricata:
la neve era caduta e doveva scopare.
Alle undici finì. Era lunga la giornata.
Soltanto nella notte le riuscì di sgravarsi in pace.
E partorì, a quanto dice, un figlio.
Il figlio somigliava a tutti gli altri.
Ma lei non era come le altre madri.
Non la schernisco, non ce n'è motivo.
Anche voi, di grazia, non vogliate sdegnarvi:
ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri.
Lasciate che lei seguiti a narrarvi
come finì la sua creatura,
(nessun particolare lei vuole celarvi)
così di ogni essere si vede la natura.
Appena giunta a letto
un forte malessere l’aveva pervasa,
e, da sola, senza sapere cosa succedesse
a stento si trattenne dal gridare.
“E voi, di grazia, non vogliate sdegnarvi:
ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”.
Con le ultime forze, lei dice, seguitando,
dato che la sua stanza era fredda da morire,
al gabinetto si era trascinata, e lì
(quando più non ricorda) partorì alla meglio
così, verso il mattino.
Lei dice che era tutta sconvolta ormai,
e mezza intirizzita, e il suo bambino
lo reggeva a stento,
perché nella latrina ci nevicava dentro.
“Anche voi, di grazia, non vogliate sdegnarvi:
ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”.
Fra la stanza e il gabinetto, prima, lei dice,
non avvenne proprio nulla, il bambino scoppiò in pianto,
e questo la urtò talmente, lei dice,
che con i pugni l’aveva picchiato tanto,
alla cieca, di continuo, fino a che smise di piangere.
E poi si era tenuta sempre il morto
vicino a sé, nel letto, per il resto della notte,
e al mattino nel lavatoio l’aveva nascosto.
“Anche voi, di grazia, non vogliate sdegnarvi:
ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”.
Maria Farrar, nata in aprile,
defunta nelle carceri di Maissen,
ragazza madre, condannata,
vuole mostrare a tutti, quanto siamo fragili.
Voi, che partorite comode in un letto
e il vostro grembo gravido chiamate “benedetto”
contro i deboli e i reietti non scagliate l’anatema.
Fu grave il suo peccato, ma grande la sua pena.
“Di grazia, quindi, non vogliate sdegnarvi:
ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”.
(Bertold Brecht)
(By Gabbianozoppo)